Il Castello di Donnafugata

Il nome non ha nulla a che fare con il suo apparente significato cioe’ “donna rapita”, ma e’ probabilmente di origine araba Ayn as Jafat che significa “fonte della salute” e in effetti esiste una sorgente nei pressi della stazione ferroviaria.

Il castello, in realta’ una grande villa, fu ampliata e assunse la forma attuale ad opera del barone Corrado Arezzo De Spucches nei primi del ‘900. Esso occupa un’area di 2500 mq e si articola in 122 stanze.
La facciata principale e’ ornata da una bellissima loggia in stile gotico-veneziano, otto balconi a sesto acuto danno accesso alla grande terrazza sottostante la loggia, delle belle bifore ingentiliscono le altre facciate. Fra le stanze piu’ importanti ricordiamo il salone degli stemmi con le pareti ornate dagli stemmi delle piu’ importanti famiglie siciliane, il salone degli specchi con ricchi tendaggi e mantovane che si alternano a degli specchi che rivestono tutte le pareti, la sala del bigliardo, l’appartamento del Vescovo, la pinacoteca, la foresteria, la stanza della musica, il salotto dei fumatori, la biblioteca.

Interessante notare il largo uso della pietra pece locale per la pavimentazione delle stanze.
Il castello e’ circondato da un ampio parco di circa 8 ettari che il barone Corrado Arezzo esperto botanico fece arredare con essenze da lui personalmente scelte. All’interno del parco diverse costruzioni, che servivano a rendere piu’ piacevole il soggiorno degli ospiti del barone, fra cui la “coffee house”, il tempietto, il labirinto, una grotta artificiale che riproduce un ambiente carsico e poi alcune vasche e disseminati parecchi vasi di Caltagirone.

Il castello è stato nel corso degli anni sede si diversi set cinematografici e televisivi. All’interno del Castello sono state girate alcune scene del film “Il Gattopardo” di Visconti, nella “stanza del biliardo” sono state girate alcune scene del film “I Viceré“, mentre sulla terrazza del castello sono state girate varie scene della fiction “Il commissario Montalbano“.

Sorgente: wikipedia.org

Duomo di San Giorgio – Modica

Se la città di Noto è universalmente riconosciuta come capitale del Barocco della Sicilia sud-orientale, il Duomo di San Giorgio in Modica viene spesso indicato e segnalato come monumento simbolo del Barocco siciliano tipico di questo estremo lembo d’Italia, di cui rappresenta l’architettura sicuramente più imponente e scenografica. Lo storico dell’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco ha dichiarato che tale Chiesa forse andrebbe inserita tra le sette meraviglie del mondo barocco.[1]

La chiesa di San Giorgio, inserita nella Lista Mondiale dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO, è il risultato finale della ricostruzione sei/settecentesca, avvenuta in seguito ai disastrosi terremoti che colpirono Modica nel 1542, nel 1613 e nel 1693 (il più grave, vedi Terremoto del Val di Noto); lievi danni apportarono i sismi nell’area iblea succedutisi nel corso del Settecento e nel 1848.

La presenza di una chiesa in tale sito si segnala in documenti dell’Archivio parrocchiale, comprendenti anche documenti della cancelleria papale, a partire dal 1150 circa, ma verosimilmente la sua prima edificazione sarebbe stata voluta direttamente dal Conte Ruggero d’Altavilla, a partire dalla definitiva cacciata degli Arabi dalla Sicilia, intorno al 1090. San Giorgio fu eretta a Collegiata con bolla di Urbano VIII del 6 novembre 1630.

La provincia Iblea

Oltre alle splendide città di Scicli, Modica e Ragusa dichiarate patrimonio dell’Umanità, altre città meritano sicuramente una visita. Tra queste Donnalucata con il mercato quotidiano del pesce, Ragusa Ibla con il barocco e gli ottimi ristoranti, Santa Croce Camerina per i dolci di ricotta  e le scacce.

La strada del vino vi porterà sicuramente a Vittoria, madre del Cerasuolo di Vittoria e del Nero d’Avola, ad Acate dove potrete ammirare lo splendido Palazzo Biscari ed infine a Comiso, capitale del marmo al pari di Carrara.